
A volte è difficile esternare i propri sentimenti.
Sia quelli colmi d’amore o quelli pieni di dolore.
Ecco, oggi mi sento così, chiusa in un dolore solo mio e basta.
A pochissime persone ho detto di Ariel, una piccolina di Brina.
Fino a una settimana fa stavano tutti e tre benissimo, crescevano bene, erano già sui due etti l’uno e mi sembrava che tutto andasse bene.
Ogni mattina c’era la pesata per vedere la crescita, è anche l’unico modo per capire se le cose vanno nella direzione giusta.
Lunedì il peso di una piccola era come domenica mattina.
Mi sarò sbagliata a pesarla ho pensato, ma il dubbio è rimasto.
L’ho tenuta sotto stretto controllo e prima di arrivare a sera ho capito che c’era qualcosa che non andava.
All’inizio pensavo a una piccola infezione al cordone ombelicale, consulto con il veterinario e corsa in farmacia per prendere l’antibiotico in gocce.
Ovviamente l’ho isolata subito, l’ho messa in una cesta morbidissima con il termoforo al minimo, un bel nido caldo e io quasi sempre con lei.
La piccola faceva fatica a respirare, infatti lo faceva con la bocca, uno strazio vederla.
Ariel riusciva a succhiare dal biberon a scatti e urlava molto ma riusciva ad alimentarsi cosa che non riusciva dalla sua mamma.
Poi io la stimolavo e Ariel riusciva a fare pipi e pupù da sola, la speranza di salvarla era forte.
Ogni ora davo il biberon a Ariel, a volte succhiava a volte no, la notte ogni due ore e le coccole non sono mai mancate.
Ariel il martedì ha iniziato ad avere un comportamento stranissimo con la testina, la muoveva a scatto e la inarcava verso la schiena.
Vederla faceva una pena infinita, questo batufolo bellissimo tutto inarcato e con la bocca aperta, uno strazio per me che cercavo ogni modo per aiutarla.
Mercoledì altro consulto con il veterinario il quale mi dice che secondo lui ha un danno neurologico dovuto alla nascita troppo laboriosa e lunga.
Sgomenta mi devo rassegnare a dar corpo alle mie paure, anch’io l’avevo pensato, tutto l’atteggiamento di Ariel mi parlava di un deficit neurologico, ora lo dovevo accettare e basta.
Però chiarisco subito con il veterinario che io non l’avrei mai soppressa, me la sarei tenuta anche così, io gli volevo bene e questo basta.
Ci penserà la natura a fare il suo corso mi dice il veterinario e al posto delle gocce ora dovevo fargli l’antibiotico con una iniezione al giorno.
Dopo questa diagnosi le coccole sono aumentate a dismisura, praticamente non mi sono più mossa di casa e tutta la mia attenzione era per Ariel, allattavo in fretta gli altri sei e poi cercavo di stare con lei il più possibile.
Giovedì è stato tutto un alternarsi di su e giù, a volte sembrava migliorare a volte no, ora non urlava più e la cosa mi andava bene visto che sentivo i suoi urli anche quando non piangeva.
Ieri sera me la sono tirata sul cuore e mentre guardavo la televisione lei si è addormentata sotto le mie carezze.
Stanotte all’una c’era ancora, alle quattro c’era solo il suo corpicino caldo, l’ho presa in mano e gli ho dato l’ultimo bacio e ho spento il termoforo.
Non ho permesso al dolore di farmi male, non ancora, potevo fare finta che non fosse successo nulla fino al chiarore dell’alba.
All’alba quando sono uscita a camminare ho aperto a quella cosa che mi premeva dentro, l’ho lasciata uscire e spandersi dentro di me fino a quasi soffocarmi.
Ho camminato e pianto e basta….
Ciao piccola Ariel, ora nuota o vola, ora sei libera e felice, io resto qui a scriverti e so già che resterai per sempre dentro di me.




