
Sono nata in una casa antica, sicuramente una delle prime case costruite attorno o al castello o alla chiesa.
La casa si trova dirimpetto alla chiesa parrocchiale costruita sulle macerie del castello sul Dos Merlì.
Narra la leggenda, visto che un incendio ha distrutto l'archivio, che sul Dos Merlì c'era un castello abitato da signorotti che sfruttavano gli abitanti del paese, pastori per lo più, gente che viveva nella miseria e che alla fine per disperazione si rivoltarono e rasero al suolo il castello con tutte le persone che vi dimoravano.
Sempre la leggenda vuole che su quelle macerie livellate incuranti delle ossa umane che sbucavano dalla terra si fosse costruita l'attuale chiesa parrocchiale e ancora oggi questa chiesa fa ombra alla casa.
La casa è stata costruita sulla roccia viva, ha una forma strana, esagonale, sembrano che le pareti si tengono per mano e questo da solidità alla struttura.
Una casa strana su tre piani, all'epoca della mia infanzia tutta rimbombante, fatta di scale ripidissime di legno come lo erano i pavimenti e si, anche le pareti divisorie erano fatte di paglia mista a gesso tenute assieme da listarelle di legno.
Pareti che se avevi voglia di parlare con il vicino bastava che grattavi e subito ti arrivava il segnale amico.

Il solaio basso basso con grosse travi di legno portava un tetto fatto di "scandole" e "piode" e tu da bimba lo dovevi riempire di legna portata su a braccia e quanti ruzzoloni per quelle scale ripide!
Anche i mobili pochi, stanze piccole dove c'era solo un letto enorme dove ci si dormiva anche in quattro, a volte ci si svegliava con i piedi in faccia di chi dormina al contrario, un comò di abete e basta.
Le mattine d'inverno erano ricamate dai ghirigori di brina sui vetri.
Nulla potevano quei vetri tenuti su da chiodini fissati a un telaio dove il vento entrava prepotente, nulla potevano quelle povere ante tutte sbrindellate ...
Il gelo entrava nelle camere e si allungava sul letto e ti lasciava striature chiare sulle coperte.
Ti alzavi di corsa e scendevi in cucina sperando nel tepore della stufa, unica stanza della casa a godere del privilegio di un calore quasi costante.
Si nasceva sul tavolo di casa, in cucina, sia in estate che in inverno ma si moriva sempre nel letto sia in estate che in inverno, ovviamente quelli a cui era dato il tempo di stare male.
La morte era di casa nella casa, in paese, era ovunque e si andava a dire rosario senza paura.
La casa è forte, è stata costruita per vivere a lungo, più di tutti gli umani che l'hanno amata o odiata.
Ora la casa è bella, una bellezza fatta di nuovo ma i suoi muri spessi ben 60 centimetri di granito rubato all'Adamello brillano ancora al sole.
Ora non ci sono più le pareti con la paglia, ora ha un'aria quasi da signora per bene e svetta all'ombra del Dos Merlì quasi fosse la sentinella della piazza.
Amo questa casa, io faccio parte di lei e non viceversa, è lei che mi ha visto nascere e che mi ha dato i miei primi sogni e i desideri, tornare a lei è un curarsi l'Anima.





