
L'odore di piscio era la scia che lo guidava, era allergico all'urina dei gatti e per questo era sicuro di essere sulla strada giusta.
Gatto era sparito già da sei giorni e a casa le sue donne erano come impazzite.
Gatto qui, Gatto la, era tutto un chiamare con voce incrinata da lacrime, matte erano, matte piangere per un fottuto gatto!
L'odore era molto forte, proveniva giù, dal basso, dove c'era un fosso asciutto con una conduttura rotonda di cemento incastrata a mo di ponte, per che cosa poi...
Ubaldo scese nel fosso e bestemiò, c'era acqua sul fondo, in un attimo le sue scarpe sprofondarono nella melma invisibile, le calze si bagnarono, bestemiò più forte.
La puzza era fortissima, l'uomo aguzzò lo sguardo ma non vide nulla, solo sterpaglie e acqua melmosa ma sapeva che quel dannato Gatto era lì, se lo sentiva.
Poi anche il nome era tutto da ridere, ma come si fa a chiamare Gatto un gatto?
Sua figlia era proprio strana e poi quella scema di sua moglie, sempre a dargliela vinta a quella loro figlia.
Arrancò a tentoni nel tubo di cemento, piegato e bagnato procedeva piano, le braccia tese a sentire quello che gli occhi non potevano vedere, la collera tenuta a freno, ci sarebbe stato tempo, pensò.
Ebbe la percezione di un miagolio, si immobilizzò, nulla, solo il silenzio rispose al suo corpo in tensione, la bestemmia uscì a gran voce e in risposta gli arrivò l'urlo di Gatto!
Ubaldo ne fu stranito, com'era possibile che lo avesse riconosciuto?
Gatto continuava a miagolare, aveva riconosciuto l'uomo dalla voce e si, dalle sue bestemmie, in casa erano abituali,
Piano piano seguendo il miagolio l'uomo arrivò dove era Gatto, povero micio, era ridotto male, con una tenerezza a lui sconosciuta lo avvolse nella sua camicia e iniziò il cammino inverso.
Risalì il fosso con fatica, non per il peso di Gatto ma avendo le mani occupate scivolava lungo l'argine.
Alla fine fu a casa e fu un starnazzare di donne attorno a Gatto, sembrava fosse ritornato un principe.
Mise Gatto sul tavolo di cucina e fu subito chiaro di quanto fosse dimagrito, urgeva trovare soluzioni subito, no, il veterinario no, su questo Ubaldo fu categorico.
Le due donne si scontrarono per ore con Ubaldo, le sue bestemmie sembravano grani di rosario ma non erano stazioni, erano sempre NO.
A ogni bestemmia Gatto socchiudeva gli occhi e inghiottiva della panna con il miele, incredibile, sembrava riconoscere a Ubaldo un potere che le donne gli negavano.
Ad un certo punto tutti e tre smisero di gridare per guardare Gatto, tutti e tre si resero conto del suo miglioramento e ognuno di loro ne fu contento.
Le due donne con grida di gioia e carezze sul povero pelo arruffato, l'Ubaldo con una serie di bestemmie da osteria e con una ruvida carezza sulla testa di Gatto, commosso dell'essere riconosciuto come padrone.
Non importava se Gatto lo riconosceva solo perchè bestemmiava, insomma, dopo tutto lo aveva salvato, in che modo lo riconosceva non era importante, Gatto era vivo e solo questo contava.




